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Saremo un Popolo di Onorevoli
 
 
Miracolo!
 
Dopo undici anni dalla sua costituzione, migliaia di comunicati, centinaia di civili richieste colloquiali con le alte Cariche dello Stato, vergognosamente cadute nel vuoto, e decine di denunce (una delle quali andata a segno sulla truffa dei rimborsi elettorali…) finalmente una testata giornalistica nazionale che apre gli occhi sul movimento astensionista.
 
Un piccolo barlume di luce sul buio pesto che avvolge l’Italia e la sua semidemocrazia…
 
Ebbene sì, sul Venerdì di Repubblica di ieri 23 marzo 2018 c’eravamo anche noi!
 
Un articolo non lunghissimo, una quarantina di righe in tutto, frutto di una coraggiosa intervista telefonica ed inserita in un ampio réportage sull’astensionismo.
 
Dopo le prime domande sull’origine del MAPI il giornalista pone la fatidica domanda: ma quali sono i reali obiettivi politici del movimento astensionista? La risposta, sintetica, non poteva che essere “raggiungere il pieno riconoscimento politico-istituzionale di chi esprime il proprio voto tramite il non voto”.
 
Cosa significa?
 
Che chi non vota esprime ugualmente un voto a tutti gli effetti, poiché la Costituzione, quando parla di diritto dovere di voto, non specifica che si debba per forza dare un voto utile... Ma soprattutto utile a chi? A chi continua a saccheggiare e depredare l’Italia? Ovvero ai partiti ai quali interessa unicamente sguazzare nelle ricchezze del potere politico per fini di latrocinio e arricchimento personale?
 
Al giornalista a quel punto si illumina il volto e ci chiede: ma voi non fate promesse? Quali sono le vostre promesse?
 
Nessuna. Abbiamo soltanto obiettivi di risparmio e di far riappropriare i cittadini della sovranità loro derubata. Come nel caso dei rimborsi elettorali che, solo per queste imminenti elezioni politiche, saranno ben 500 (cinquecento!) milioni di euro risparmiati. Noi non promettiamo nulla, men che meno ulteriori indebitamenti.
 
E quindi?
 
Questa risposta non è stata - e capiamo anche perché non poteva - essere pubblicata per ovvie ragioni, poiché al potere politico e istituzionale fanno più paura quegli elettori che legittimamente esprimono il proprio dissenso tramite un civile “non voto” rispetto alle squadriglie di fascisti e fascisti camuffati da antifascisti che fanno comodo ai partiti, che hanno libero accesso in ogni consesso politico, mediatico, e a breve anche in Parlamento e in qualche Ministero...
 
Quindi la nostra risposta, non pubblicata, è stata: “i partiti devono accontentarsi di quella fetta di potere determinata dai voti utili espressi. L’Italia, alla luce delle risultanze elettorali, deve poter integrare nel proprio Parlamento anche le rappresentanze dei semplici elettori e del democratico dissenso astensionista, poiché esso non può essere un luogo chiuso, vocato al discrimine e all’esclusivo affarismo. Il Presidente della Repubblica ricorra anche a un DPR laddove le forze politiche impediscano che il Parlamento sia, invece, il luogo della massima rappresentatività politica del popolo italiano. Con tutte le positive ripercussioni che ciò potrà comportare non solo per lo stesso Parlamento, ma anche per ogni Ente pubblico ed istituzionale dove la spartizione politico-dirigenziale è sotto la rigida ed esclusiva egida affaristica dei saccheggiatori. L’obiettivo MAPI in questa direzione è la funzione di Parlamentare per un giorno, ovvero la ricopertura a titolo gratuito e per un solo giorno spettante ai cittadini sovrani i quali, determinati dalle quote astensionistiche e sorteggiati giornalmente in numero pari ai seggi non attribuiti ai partiti, possano ricoprire detta funzione in cambio della sola attestazione di dovere civico e partecipativo svolto”.
 
 
Roma, 24 febbraio 2018
Per il Movimento Astensionista Politico Italiano
(CVDP – Commissione di Vigilanza
per la Democrazia Partecipativa)
Antonio Forcillo, portavoce nazionale


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Nero d'Italia è il primo documentario realizzato dalla giornalista  Valeria Castellano. Un viaggio nelle valli del petrolio, in Basilicata,  là dove si produce l'80% dell'olio nero italiano. E' il racconto delle  storie di chi vive all'ombra delle trivelle, di chi respira l'aria delle  raffinerie. Sì, perchè i centri oli, in quella regione, sono sorti tra  le case dei contadini, accanto alle coltivazioni e ai pascoli.
 
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Diretta Agorà del 16/01/2013
dal min. 51 al 56
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