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La retorica di Mattarella contro l’astensionismo.

 
 
 
Nel suo tradizionale discorso di fine anno il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha imperniato il suo intervento principalmente sulla ricorrenza dei 70 anni dall’entrata in vigore della nostra Costituzione, sulla difesa della democrazia, e sui temi politico-elettorali in vista delle elezioni del 4 marzo 2018, con un unico  filo conduttore: tentare di screditare, agli occhi dell’opinione pubblica, pur mai citandola, la pratica elettorale dell’astensionismo insita nel diritto di voto della nostra democrazia.
 
Forse il Presidente della Repubblica confonde il nesso tra causalità ed effetto, male interpretando quello che è l’estremo segnale politico che l’attuale maggioranza degli italiani, dopo decenni di partecipazione elettorale massiccia e fedele, sta ultimamente inviando proprio con l’astensionismo in ogni sua forma ai partiti e alle istituzioni da essi generate. La nostra Costituzione, e la democrazia dalla quale deriva, Presidente, sono per noi la cosa più preziosa, e ognuno di noi la rispetta tenendola sempre al centro della propria quotidianità.
 
A Lei sembrerà strano, ma noi tentiamo di difenderla “anche” con l’astensionismo elettorale dagli attacchi di tutti coloro che, invece, la umiliano e la saccheggiano spessissimo impunemente.
 
Nel contempo, però, non ci sembra corretto, anzi addirittura azzardato, almeno da parte Sua alimentare spauracchi nel tentativo mal celato di attribuire a noi non meglio definiti rischi per la tenuta democratica della Repubblica...
 
La Costituzione non è un elenco amorfo di diritti e doveri, e, come pure da Lei accennato, richiede l’impegno da parte di ognuno di farla valere e rispettare. A partire dal Primo suo articolo!
 
Poi, in Essa sono ben definiti non solo i meri atti necessari alle attribuzioni dei poteri, ma delineato anche il rispetto dei percorsi istituzionali che devono essere garantiti affinchè l’insieme degli ordinamenti legislativi ed esecutivi siano elaborati nel rispetto delle aspettative dell’intero popolo, e non di élites o minoranze validate solo grazie a meccanismi perversi o ambigui (come, per esempio, le attuali leggi elettorali).
 
Il Movimento Astensionista Politico Italiano, movimento di opinione operante dal 2007 e che per ovvi motivi non partecipa a nessuna consultazione elettorale, né tantomeno può occupare alcuna carica istituzionale, ma che Le ha inviato un’infinità di richieste di incontri colloquiali da Lei sempre ignorati, in merito a tutto ciò Le vorrebbe, tra l’altro, chiedere:
 
1)     Quale valore ha quel voto evidenziato solo nella sua valenza percentuale e mai numerica?
 
2)     Perchè attaccare solo l’astensionismo elettorale politico-amministrativo e quasi mai quello referendario?  
 
3)     Che senso ha lanciare appelli contro l’astensionismo se tutta l’area del non voto viene artatamente, preventivamente e perennemente esclusa e “mai” compare nelle distribuzioni elettorali percentuali finali?  
 
4)     E, quindi, è costituzionalmente e democraticamente valida una legge elettorale che fa scattare “sempre e comunque” lo stesso numero di seggi in Parlamento a prescindere dai quantitativi numerici dei voti espressi?
 
5)     E nel caso ipotetico in cui ci fosse “zero” astensionismo, e che tutti gli astenuti convogliassero invece il loro voto verso un partito attualmente inesistente, cosa succederebbe con i partiti dell’attuale arco parlamentare? Farebbero ugualmente totale incetta di seggi e cariche? Ma questo, costituzionalmente e democraticamente, è legittimo e morale?
 
6)      E inoltre, la spartizione totale e famelica operata dai partiti su ogni Ente pubblico e istituzione, pur in mancanza di corrispondenza al citato complessivo dei voti espressi, è anch’essa costituzionale e democratica?
 
7)      Ma Lei, con tutto il rispetto, cerca di rappresentare davvero l’intero popolo italiano?

 
 
Roma, 2 gennaio 2018


                                          Per il Movimento Astensionista Politico Italiano

                                                  (CVDP – Commissione di Vigilanza per la Democrazia Partecipativa)
                                                                    Antonio Forcillo, portavoce nazionale



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Nero d'Italia è il primo documentario realizzato dalla giornalista  Valeria Castellano. Un viaggio nelle valli del petrolio, in Basilicata,  là dove si produce l'80% dell'olio nero italiano. E' il racconto delle  storie di chi vive all'ombra delle trivelle, di chi respira l'aria delle  raffinerie. Sì, perchè i centri oli, in quella regione, sono sorti tra  le case dei contadini, accanto alle coltivazioni e ai pascoli.
 
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Diretta Agorà del 16/01/2013
dal min. 51 al 56
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